Storia della Parrocchia

LE ANTICHE CAPPELLE

Chi da Borgoregio si dirige verso Saluggia, a qualche centinaio di metri fuori della borgata, nel sito detto Mezzo i Ponti (in quanto si trova tra il vetusto ponte sulla Roggia Natta che scorre verso Torrazza ed un altro ponte non meno antico su altra Roggia Natta che scorre verso la Cascina dei Duca) a sinistra della strada, si imbatte in una cappella dedicata a San Giacomo Apostolo, ormai rovinata per la totale incuria e abbandono in cui è stata lasciata.
Purtroppo scomparendo quei resti dì cappella scomparirebbero con essa le ultime tracce che ci indicano il sito preciso ove venne eretta, in tempo antichissímo, il primo luogo di culto sorto sulla nostra parrocchia. La povera cappella attuale è stata certamente costruita sui ruderi di una cappella più antica e il più recente restauro, dovuto ad un sacerdote di Borgoregio, Don Giovanni Dughera (che fu cappellano a Borgo Revel, allora Calciavacca), risale soltanto alla metà dell’800.
Non si conosce la data di fondazione di questa seconda cappella, possiamo invece domandarci se forse la sua costruzione è servita a conservare la memoria della prima.
Per capire la funzione di quella prima e antica cappella è necessario che ci portiamo con la nostra mente ai tempi in cui le nostre due belle borgate di Torrazza e Borgoregio si riducevano a pochi casolari sparsi su una vasta pianura, quasi senza legame tra loro, ma separate da sterpaglie e foreste, fra terre incolte e malsicure, troppo distanti dal concentrico di Verolengo che godeva già di una discreta vita municipale.
Erano i tempi in cui all’incolumità delle persone, all’aiuto dei bisognosi, dei viandanti, dei pellegrini soccorreva la previdenza e la provvidenza della Chiesa con i suoi Istituti e con le sue cappelle. Ecco il perché in una regione che segnava il passo obbligato per quanti viaggiavano tra il Canavese e il Vercellese, in prossimità dei guado sovente impossibile della Dora Baltea (ricordiamoci che non c’era il pontetra Torrazza e Saluggia) non poteva mancare un segno tangibile di quella beneficenza.
Proprio in quella regione sorsero a sinistra una cappella dedicata a San Giacomo Maggiore di cui rimangono i ruderi e a destra, proprio di fronte, una Casa Ospitaliera con un convento di religiosi, di cui non rimane nulla se non qualche reperto trovato nella bonifica dei terreno e portato, si dice, al Regio Museo dì Antichità dì Torino.
Perché la cappella fu dedicata a San Giacomo Maggiore? Forse perché questo Santo fu un grande pellegrino per il suo viaggio dalla Palestina alla Spagna dove ebbe una visione della S. Vergine e dove è venerato a Santiago de Compostela.
Non sappiamo quale fu l’ordine religioso cui spetta la fondazione di questi di culto perché la loro origine si perde lontana nei secoli.
Il primo dato sicuro è che, verso il 1400, sia la Cappella che l’Ospizio erano di proprietà dell’Abbazia di San Giacomo di Stura, un convento fondato sin dal 1146 sulle rive dei fiume Stura, per portare soccorso a pellegrini e viandanti che, trovando il fiume in piena, non potevano raggiungere Torino. Si sa in quell’epoca l’Ospizio era detto di Targia‑Vaira, da cui il nome “Giavera” dato alla regione circostante.
Nel 1406 l’abbazia dì Stura veniva abbattuta a causa di guerre e tutti i suoi beni, compresi quelli dei nostri Ospizi, venivano aggiudicati, per ordine dei Papi Martino V (1418‑1431), alla mensa vescovile di Torino. La mensa vescovile non poteva accudire a quel suo nuovo feudo e così diede in affitto i terreni (circa 60 giornate).
Cessò così la benefica missione dell’Ospizio e già nel 1453, per incuria, la Cappella era pressoché rovinata…

LA SECONDA CAPPELLA IN REGIONE SAN NICOLAO

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Abbiamo le prove dell’esistenza di un’altra Cappella che, sostituendo la prima di Regione Giavara, precedeva quella del 1746. Vi è una tradizione, conservata e trasmessa di generazione in generazione sino a noi e raccolta da don Giuseppe Marta, il terzo indimenticabile parroco di Torrazza, il quale sosteneva apertamente che l’attuale chiesa del 1746 aveva sostituito una antica chiesa campestre, anch’essa dedicata a San Giacomo Maggiore, sorgente a Nord est dell’attuale parrocchia, nella regione detta di San Nicolao e come risulta da una lapide posta sulla casa della famiglia Barba (primi proprietari).Dopo il 1500 la nostra borgata comincia a “modernizzarsi”. A quel secolo risale l’origine della “Roggia Natta” creata per l’irrigazione dei poderi, prova che le terre non erano più abbandonate ma largamente coltivate. Sempre a quel secolo risale il primo mulino, forse nello stesso sito occupato fino a pochi anni fa dal vecchio Mulino in Via Roma, ed era un mulino che doveva avere una certa importanza perché fu oggetto di frequenti contratti di compra vendita tra parecchi Feudatari. Risalgono a quel periodo atti dai quali risultano le cifre di tributi pagati da Torrazza o al Feudatario o alla Comunità del capoluogo di Verolengo e l’entità delle cifre rivela una aumentata densità di popolazione. Siamo ai tempi delle guerre tra Spagna e Francia per il predominio sull’ltalia, che devastarono le terre del nostro Piernonte.  E Torrazza si trovava proprio in un punto strategico per offesa e difesa, non lontano dall’importante guado della Dora Baltea. Le attuali Via Mazzini e Via Caduti per la Libertà erano denominate un tempo “Via Francese” ad indicare la rotta battuta di solito dalle soldatesche straniere. Fu allora che sorse il “Ricetto” attorno alla celebre “Torre” che diede il nome al nostro paese. Ricetto (o rifugio) perché luogo cinto da fortificazioni dove si ricoveravano gli abitanti della borgata con quanto avevano di più prezioso nel periodo di invasione nemica e di saccheggio. Le fortificazioni furono abbattute nel secolo 170, non rimangono che le rovine della vecchia torre. La prova dell’esistenza della seconda cappella si è trovata negli atti della Curia Vescovile dove preziosi volumi raccolgono le relazioni di visite pastorali avvenute proprio in quel periodo:

Anno 1651 mese di Novembre visita pastorale di Monsignor Ottavio Asinari. Dice la relazione: “In regione Torrazza è costruita una antica chiesa sotto il titolo…, della lunghezza di 20 passi e della larghezza di passi 8. L’altare è collocato in capo alla navata ed è di mattinato, è aderente alla parete… Sulla parete che lo sovrasta sono dipinte le immagini della Beata Vergine Maria e dei Santi Apostoli. Nella parete laterale, dalla parte destra, sopra una certa pittura sta questa leggenda: il giorno 20 Luglio 1504”.

Anno 1669 Mese di Ottobre Visita pastorale di Mons. Milliet.

Anno 1670 Mese di Novembre Visita pastorale di Mons. Trucchio. Le relazioni di queste due visite, che confermano l’antichità della Chiesa della Torrazza e i particolari descritti precedentemente, dichiarano che i Santi Titolari di essa sono i Santi Giacomo Apostolo e Bernardo.

Anno 1728 Mese di Ottobre Visita pastorale di Mons. Silvio Domenico De Nicola. La relazione di questa visita è assai dettagliata. Interessante sapere che nella chiesa si celebra messa quotidianamente e che per comodità della popolazione c’è un sacerdote fisso e che “al presente sembra (la cappella) debba essere integralmente riparata, o meglio riedificata più ampia, tenendo presente la densità della popolazione, perché tanto la cappella, quanto la sacrestia minacciano rovina, ché nelle pareti appaiono notevoli fessure, ed il soffitto, senza solaio, ha in parecchi punti le assi che sono quasi cadenti”. La cappella è divenuta inservibile, bisogna rifarla e 18 anni più tardi, nel 1746, veniva benedetta una nuova cappella.


LA CAPPELLA FONDATA NEL 1746

 

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Questa terza cappella sorse dove esiste oggi la Chiesa Parrocchiale e fu ancora dedicata a San Giacomo Maggiore. Nello stesso periodo fu costruita la cappella di Borgoregio dedicata ai Santi Angeli Custodi.

Dalla relazione della visita episcopale di Mons. Michele de Villa, nel 175 1, risulta che la facciata si riduceva ad un terzo dell’attuale e l’interno era costituito dalla sola navata centrale che allora arrivava non oltre al sito dove sorge l’altare maggiore. Qui cadeva il muro di fondo su cui era sospesa l’icona con l’immagine dei santi Titolari, San Giacomo e San Bernardo L’altare maggiore non era addossato alla parete di fondo, ma tra l’uno e l’altra vi era uno spazio che dava luogo ad un discreto coro con relativi sedili. Dal lato orientale del presbiterio (a destra di chi guarda l’altare maggiore) esisteva una piccola sacrestia. La nuova cappella sorse certamente con il concorso spontaneo di tutta la popolazione, ma, come documentato dalla visita pastorale del 1751, ha avuto uno speciale benefattore, un tal Pietro Ghidino, di nazionalità francese, il quale faceva donazione di parte delle sue terre che, vendute all’asta, fruttarono la somma di £. 1488. La somma fu spesa tutta nella costruzione della nuova cappella, salvo £. 300, che venivano poste ad interesse presso tal Giovanni Bracco e l’interesse che si ricavava serviva a celebrare 24 messe annue richieste dal benefattore. Il cappellano di quegli anni è il Rev. Don Giacomo Antonio Bertone. Anche per il cappellano, la popolazione provvede a costruire una modesta dimora che sorge “poco distante dalla cappella, verso occidente”.

Nel 1756, a dieci anni dalla fondazione, un decreto del Vescovo Mons. De Villa concede che venga benedetto un altare laterale dedicato a Sant’Anna, benedetto dal parroco di Verolengo, Don Felice Ferrari.

Nel 1772, l’allora Vescovo Mons. Ottavio Pocchettini, dà licenza di una seconda benedizione all’altare di Sant’Anna, forse rifatto, e benedetto ancora dal parroco di Verolengo, Don Antonio Carrera e dà la facoltà di poter dare nella chiesetta la Benedizione con il Santissimo in tutti i giomi festivi dell’anno. Il Cappellano era don Francesco Monaco (nostro conterraneo?).
Nel 1777 (relazione visita pastorale Mons. Pochettini) risulta che gli altari sono diventati tre: quello a sinistra è dedicato a San Luigi Gonzaga. Questi altari non sono stati mantenuti durante l’ampliamento della cappella. Sul lato destro è costruita una decente sacrestia e, da essa, una porta che dà adito alla casa del Cappellano, casa consistente in 6 stanze, cantina e orto.

Nei giorni festivi vengono celebrate 2 Sante Messe da 2 cappellani, stipendiati dalla popolazione ed uno di essi, sempre nei giorni festivi, fa il catechismo al popolo prima della S. Messa. Dopo la prima Messa si esponeva il Santissimo Sacramento a cui seguiva la Benedizione, quindi seguiva la seconda S. Messa.

Nel 1802 viene eretto il Battistero. La relazione della visita pastorale nel maggio 1829 di Mons. Pocchettini, ci informa che nel frattempo si è migliorata la dimora del cappellano, si è costruito il campanile e che l’amministrazione della Chiesa è a cura di priori legittimamente eletti, i quali, provvedono allo stipendio del cappellano ed a tutte le spese relative al culto con i proventi di qualche reddito fisso e con collette ed elemosine.

Dalla relazione della visita episcopale di Mons. Michele de Villa, nel 175 1, risulta che la facciata si riduceva ad un terzo dell’attuale e l’interno era costituito dalla sola navata centrale che allora arrivava non oltre al sito dove sorge l’altare maggiore. Qui cadeva il muro di fondo su cui era sospesa l’icona con l’immagine dei santi Titolari, San Giacomo e San Bernardo L’altare maggiore non era addossato alla parete di fondo, ma tra l’uno e l’altra vi era uno spazio che dava luogo ad un discreto coro con relativi sedili. Dal lato orientale del presbiterio (a destra di chi guarda l’altare maggiore) esisteva una piccola sacrestia. La nuova cappella sorse certamente con il concorso spontaneo di tutta la popolazione, ma, come documentato dalla visita pastorale del 1751, ha avuto uno speciale benefattore, un tal Pietro Ghidino, di nazionalità francese, il quale faceva donazione di parte delle sue terre che, vendute all’asta, fruttarono la somma di £. 1488. La somma fu spesa tutta nella costruzione della nuova cappella, salvo £. 300, che venivano poste ad interesse presso tal Giovanni Bracco e l’interesse che si ricavava serviva a celebrare 24 messe annue richieste dal benefattore. Il cappellano di quegli anni è il Rev. Don Giacomo Antonio Bertone. Anche per il cappellano, la popolazione provvede a costruire una modesta dimora che sorge “poco distante dalla cappella, verso occidente”.

Nel 1756, a dieci anni dalla fondazione, un decreto del Vescovo Mons. De Villa concede che venga benedetto un altare laterale dedicato a Sant’Anna, benedetto dal parroco di Verolengo, Don Felice Ferrari.


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