La Famiglia

 

 

Ricorrenza dei 50 di vita matrimoniale  dei coniugi Costantino Giovanni e Mansi Rosa  nella messa  celebrata  domenica 4 maggio 2014, qui con il parroco Don Patrice

I 50 di vita matrimoniale dei coniugi Costantino Giovanni e Mansi Rosa ricordati nella S. Messa celebrata domenica 4 maggio 2014 da Don Patrice

 

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Apparteniamo tutti al cuore del padre e al cuore della madre”.

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
NEL CORSO DELL’INCONTRO MONDIALE CON LE FAMIGLIE

Piazza San Pietro – Sabato, 8 ottobre 1994

1. “Familia, quid dicis de te ipsa?”. Parole simili ho ascoltato per la prima volta nell’Aula Conciliare, all’inizio del Concilio Vaticano II. Ma il Cardinale che le pronunciava, in luogo di “familia”, diceva “Ecclesia, quid dicis de te ipsa?”.

Ecco, un parallelismo. Quando ho riflettuto e pregato prima di questo incontro, questo parallelismo fra le due domande mi si è iscritto nel cuore e nella memoria: Familia, quid dicis de te ipsa? Una domanda, una domanda che aspetta una risposta.

Possiamo dire che questo Anno della Famiglia è una grande risposta esattamente a questa domanda. Quid dicis de te ipsa? Famiglia, famiglia cristiana: che cosa sei tu? Troviamo una risposta già nei primi tempi cristiani. Nel periodo post-apostolico: “Io sono la Chiesa domestica”. In altre parole: io sono una Ecclesiola; una chiesa domestica. E di nuovo vediamo lo stesso parallelismo: Famiglia-Chiesa; dimensione apostolica e universale della Chiesa, da una parte; dimensione familiare, domestica della Chiesa, dall’altra parte.

L’una e l’altra vivono delle stesse sorgenti. Hanno la stessa genealogia in Dio: in Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Con questa genealogia divina si costituiscono attraverso il grande mistero del divino Amore. Questo mistero si chiama “Deus homo”, incarnazione di Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché nessuno che Lo segue si perda. Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo. Un solo Dio, tre Persone: un mistero insondabile. In questo mistero trova la sua sorgente la Chiesa, e trova la sua sorgente la famiglia, chiesa domestica.

2. Carissimi Fratelli e Sorelle, venuti da cento Paesi diversi per questo importante appuntamento in occasione dell’Anno della Famiglia! “Grazia a voi e pace da Dio, Padre Nostro!” (Col 1, 2).

Ho ascoltato con grande attenzione le testimonianze e le riflessioni che sono state presentate poc’anzi. Ringrazio il Cardinale López Trujillo per le parole che mi ha rivolto e per l’impegno che, con i suoi Collaboratori, ha posto nel realizzare questa celebrazione, e tante altre celebrazioni in questo Anno della Famiglia. Vi saluto insieme con tutti quelli che sono qui presenti, Cardinali e Vescovi, Membri del Sinodo, Sinodo che adesso lavora su un tema importantissimo: il tema della consacrazione, delle persone e delle comunità consacrate nella Chiesa. Si poteva pensare ad un tema diverso, ma si vede tanta vicinanza tra questi due temi. Perché nel mistero della Chiesa, famiglia e consacrazione vanno insieme. Non ha detto anche il Concilio Vaticano II che gli sposi, nel sacramento del matrimonio, si consacrano quasi a Dio? Si consacrano per creare un ambiente di amore e un ambiente di vita. Amore e vita. Questa è la vostra vocazione, carissimi fratelli e sorelle; la vostra vocazione, carissime famiglie. Questa è la vostra vocazione che attraversa tutte le generazioni, cominciando dagli avi, dai nonni, fino ai nipotini, pro-nipotini: una famiglia di generazioni. Nella stessa famiglia c’è questo pellegrinaggio di generazioni lungo la vita terrestre, per arrivare nella casa del Padre.

Vorrei ancora, in questa occasione, nella quale tutti portano la loro testimonianza, vorrei offrire anche una testimonianza da parte della Chiesa di Roma e da parte dell’Ufficio petrino su che cosa si è cercato di fare per la famiglia nei nostri ultimi tempi. Possiamo cominciare dal Vaticano II: “Familia, quid dicis de te ipsa?”. “Chiesa, tu che dici di te stessa?”.

Ecco, per la famiglia, nella Gaudium et spes c’è un capitolo a parte che parla della promozione della famiglia, della promozione della dignità della famiglia. Ecco la prospettiva giusta; lo stesso titolo basta per riflettere profondamente su quello che vuol dire essere famiglia, essere sposo e sposa, marito e moglie, su quello che vuol dire essere padre e madre, e anche figlio e figlia, e anche nipotini. Tutto questo si trova in definitiva nella dimensione di una comune dignità, dignità della famiglia, promozione della dignità della famiglia. Appunto questa promozione della dignità della famiglia è il faro con cui il Concilio Vaticano II ha aperto, possiamo dire, questo Anno della Famiglia.

Questo Anno della Famiglia, lo sapete bene, è stato aperto a Nazaret. Ma è stato aperto anche in tempi meno vicini, durante il Concilio Vaticano II, in quello stupendo documento che è la Gaudium et spes, dove si parla della promozione della dignità della famiglia.

E poi debbo citare Paolo VI: è merito imperituro di questo Papa l’aver donato alla Chiesa l’Enciclica Humanae vitae (1968), enciclica che a suo tempo non venne compresa in tutta la sua portata, ma che col passare degli anni è venuta rivelando la sua carica profetica: nell’Humanae vitae, Paolo VI, il grande Pontefice indicava i criteri per salvaguardare l’amore della coppia dal pericolo dell’egoismo edonistico, che, in non poche parti del mondo, tende a spegnere la vitalità delle famiglie e quasi sterilizza i matrimoni. Nell’altra sua storica Enciclica, la Populorum progressio, Papa Paolo si faceva voce dei popoli in via di sviluppo, invitando i paesi ricchi a una politica di vera solidarietà, ben lontana dalla subdola forma di neocolonialismo che impone progetti di denatalità programmata.

Della famiglia si è occupato, inoltre, il Sinodo Episcopale del 1980, dal quale è scaturita l’Esortazione Apostolica Familiaris consortio, che ha dato un’impostazione sistematica alla pastorale della famiglia come scelta prioritaria e cardine della nuova evangelizzazione. Con questo Sinodo, e con quest’Esortazione Post-sinodale Familiaris consortio, è idealmente collegata la redazione della Carta dei diritti della Famiglia del 1983. Vorrei ricordare qui anche le mie catechesi su questo tema, sviluppate in una serie di Udienze generali del mercoledì e raccolte nel volume intitolato “Maschio e femmina li creò”. Ad esse vanno aggiunti numerosi altri interventi in occasioni diverse, e ultimamente quella Lettera alle famiglie, con la quale ho bussato alla porta di ogni casa, per annunciare il “Vangelo della famiglia”, ben consapevole che la famiglia è la prima e la più importante via della Chiesa (Giovanni Paolo PP. II, Lettera alle famiglie, n. 1).

3. L’attenzione alla famiglia ha spinto la Chiesa in questi anni a creare strutture nuove al suo servizio. Allora, non solamente documenti, ma anche strutture, realizzazioni.

Il 13 maggio 1981, data assai significativa, è stato creato il Pontificio Consiglio per la Famiglia, e quindi l’Istituto di Studi, a carattere accademico, su Matrimonio e Famiglia. Sono stato spinto a promuovere tali istituzioni anche dalle esperienze che hanno segnato la mia attività sacerdotale ed episcopale già nella mia Patria, dove ho sempre riservato una attenzione privilegiata ai giovani e alle famiglie.

Proprio da quelle esperienze ho appreso che in questo campo è indispensabile una approfondita formazione intellettuale e teologica per poter sviluppare in maniera adeguata gli orientamenti etici concernenti il valore della corporeità, il senso del matrimonio e della famiglia, la questione della paternità e della maternità responsabili.

Quanto ciò sia importante è emerso specialmente nel corrente anno 1994, che per iniziativa delle Nazioni Unite è stato dedicato alla Famiglia. Una certa tendenza emersa nella recente Conferenza del Cairo su “popolazione e sviluppo” ed in altri incontri svoltisi nei mesi scorsi, come pure alcuni tentativi fatti nelle sedi parlamentari di stravolgere il senso della famiglia privandola del naturale riferimento al matrimonio, hanno dimostrato quanto necessari fossero i passi compiuti dalla Chiesa a sostegno della famiglia e del suo indispensabile ruolo nella società.

4. Grazie alla concorde azione degli Episcopati e dei laici consapevoli, abbiamo affrontato numerosi ostacoli ed incomprensioni, pur di offrire questa testimonianza di amore, che ha sottolineato l’inscindibile vincolo di solidarietà che esiste tra Chiesa e Famiglia. Ma certo è ancora grande il compito che ci attende. E voi, care famiglie, siete qui anche per farvi carico di tale ulteriore impegno, in questo tema decisivo che chiede la vigile e responsabile partecipazione non solo dei cristiani ma di tutta la società.

Siamo infatti persuasi che la società non può fare a meno dell’istituto familiare per la semplice ragione che essa stessa nasce nelle famiglie e trae consistenza dalle famiglie.

Di fronte al degrado culturale e sociale in atto, in presenza del diffondersi di piaghe come la violenza, la droga, la criminalità organizzata, quale migliore garanzia di prevenzione e di riscatto di una famiglia unita, moralmente sana e civilmente impegnata? È in siffatte famiglie che ci si forma alle virtù e ai valori sociali di solidarietà, accoglienza, lealtà, rispetto dell’altro e della sua dignità.

5. Vorrei ancora, tornando all’importanza di questo Anno, ricordare che stiamo preparandoci all’Anno Duemila, il Grande Giubileo della venuta di Cristo, dell’Incarnazione. Per questa data, per questa ricorrenza bi-millenaria, ci siamo preparati attraverso diverse tappe: l’Anno della Redenzione nel 1983; l’Anno Mariano nel 1987-1988. Ed ora quest’Anno della Famiglia costituisce sicuramente una tappa importante nella preparazione del Grande Giubileo del Duemila. A Dio piacendo, a chiusura di quest’Anno, come uno dei suoi frutti più preziosi e come programma per il futuro, cercherò di pubblicare la preannunciata Enciclica sulla vita.

Questa Enciclica è stata richiesta dai Padri Cardinali già due anni fa. Penso che abbiamo adesso una buona circostanza per preparare e pubblicare questa Enciclica sulla vita, sulla vita umana, sulla santità della vita. E sarebbe quasi in ideale accordo con la prima Enciclica di questo periodo, che riguarda anch’essa la vita, perché comincia con le parole “Humanae vitae” . . .

Io debbo dire che mi hanno concesso 25 minuti, e non so se questi 25 minuti sono già passati, o non ancora . . . Ecco, vedete che il Papa è sottoposto a costrizioni rigorose, molto rigorose, ma non vorrei prolungare . . .

6. Allora, carissimi: queste luci che si vedono, sono le luci che vengono da tutto il mondo. Ogni famiglia porta una luce, e ogni famiglia è una luce! È una luce, un faro, che deve illuminare la strada della Chiesa e del mondo nel futuro, verso la fine di questo millennio, ed anche oltre, fintanto che Dio permetterà a questo mondo di esistere.

Cari sposi, cari genitori! La comunione dell’uomo e della donna nel matrimonio, voi lo sapete,risponde alle esigenze proprie della natura umana, ed è insieme un riflesso della bontà divina, che si fa paternità e maternità. La grazia sacramentale – del Battesimo e della Cresima prima, del Matrimonio poi – ha immesso un’onda fresca e possente di amore soprannaturale nei vostri cuori. È amore che scaturisce dal seno della Trinità, di cui la famiglia umana è immagine eloquente e viva.

È una realtà soprannaturale che vi aiuta a santificare le gioie, ad affrontare le difficoltà e le sofferenze, a superare le crisi e i momenti di stanchezza; in una parola, è per voi sorgente di santificazione e forza di donazione.

Essa cresce con l’orazione costante e soprattutto con la partecipazione ai Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia.

Forti di questo sostegno soprannaturale, siate pronte, care famiglie, a rendere testimonianza della speranza che è in voi (cf. 1 Pt 3, 15).

La vostra sia sempre una testimonianza di accoglienza, di dedizione e di generosità.Conservate, aiutate, promuovete la vita di ogni persona, specialmente di chi è debole, infermo o handicappato; testimoniate e seminate a piene mani l’amore alla vita. Siate artefici della cultura della vita e della civiltà dell’amore.

Nella Chiesa e nella società questa è l’ora della famiglia. Essa è chiamata ad un ruolo di primo piano nell’opera della nuova evangelizzazione. Dal seno di famiglie, dedite alla preghiera, all’apostolato e alla vita ecclesiale matureranno genuine vocazioni non solo per la formazione di altre famiglie, ma anche per la vita di speciale consacrazione, di cui proprio in questi giorni l’Assemblea Sinodale sta illustrando la bellezza e la missione.

7. Tornerei per finire a quello che ho detto all’inizio: Familia, quid dicis de te ipsa? Qui, in questa nostra assemblea di Piazza San Pietro, la famiglia ha cercato di rispondere a questa domanda: Quid dicis de te ipsa? Ecco: “Io sono”, dice la famiglia. “Perché tu sei?”: Io sono perché Colui che ha detto di se stesso, “Solo Io sono quello che sono”, mi ha dato il diritto e la forza di essere. Io sono, io sono famiglia, sono l’ambiente dell’amore; sono l’ambiente della vita; io sono. Che cosa dici di te stessa? Quid dicis de te ipsa? Io sono “gaudium et spes”! E così possiamo terminare questa improvvisazione, perché . . . Ci sono le carte, è vero, ma metà del mio discorso è stato improvvisato, dettato dal cuore, e ricercato da parecchi giorni nella preghiera.

GIUBILEO DELLE FAMIGLIEOMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 15 ottobre 20001.

“Ci benedica il Signore, fonte della vita”. L’invocazione che abbiamo ripetuto nel Salmo responsoriale, carissimi Fratelli e Sorelle, ben sintetizza la preghiera quotidiana di ogni famiglia cristiana, ed oggi, in questa celebrazione eucaristica giubilare, efficacemente esprime il senso del nostro incontro.
Voi siete qui convenuti non solo come singoli, ma come famiglie. Siete giunti a Roma da ogni parte del mondo, portando con voi la profonda convinzione che la famiglia è un grande dono di Dio, un dono originario, segnato dalla sua benedizione.
Così è, infatti. Fin dall’alba della creazione sulla famiglia si posò lo sguardo benedicente di Dio. Dio creò l’uomo e la donna a sua immagine, e diede loro un compito specifico per lo sviluppo della famiglia umana: ” … li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” (Gn 1, 28).
Il vostro Giubileo, carissime famiglie, è canto di lode per questa benedizione originaria. Essa si è posata su di voi, coniugi cristiani, quando, celebrando il vostro matrimonio, vi siete giurati amore perenne davanti a Dio. La riceveranno oggi le otto coppie di varie parti del mondo, venute a celebrare il loro matrimonio nella cornice solenne di questo rito giubilare.
Sì, vi benedica il Signore, fonte della vita! Apritevi al flusso sempre nuovo di questa benedizione. Essa porta in sé una forza creatrice, rigenerante, capace di eliminare ogni stanchezza e di assicurare perenne freschezza al vostro dono.
2. Questa benedizione originaria è legata a un preciso disegno di Dio, che la sua parola ci ha or ora ricordato: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Gn 2,18). E’ così che, nel libro della Genesi, l’autore sacro delinea l’esigenza fondamentale su cui poggia l’unione sponsale di un uomo e di una donna, e con essa la vita della famiglia che ne scaturisce. Si tratta di un’esigenza di comunione. L’essere umano non è fatto per la solitudine, porta in sé una vocazione relazionale, radicata nella sua stessa natura spirituale. In forza di tale vocazione, egli cresce nella misura in cui entra in relazione con gli altri, ritrovandosi pienamente “nel dono sincero di sé” (Gaudium et spes, 24).
All’essere umano non bastano rapporti puramente funzionali. Ha bisogno di rapporti interpersonali ricchi di interiorità, di gratuità, di oblatività. Tra questi, fondamentale è quello che si realizza nella famiglia: nei rapporti tra i coniugi, come tra questi ed i figli. Tutta la grande rete delle relazioni umane scaturisce e continuamente si rigenera a partire da quel rapporto con cui un uomo e una donna si riconoscono fatti l’uno per l’altra, e decidono di fondere le proprie esistenze in un unico progetto di vita: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gn 2,24).
3. Una sola carne! Come non cogliere la forza di questa espressione? Il termine biblico “carne” non evoca soltanto la fisicità dell’uomo, ma la sua identità globale di spirito e di corpo. Ciò che i coniugi realizzano non è soltanto un incontro corporeo, ma una vera unità delle loro persone. Un’unità così profonda, da renderli in qualche modo nella storia un riflesso del “Noi” delle Tre Persone divine (cfrLettera alle famiglie, 8).
Si comprende, allora, la grande posta in gioco che emerge dal dibattito di Gesù con i farisei nel Vangelo di Marco, poc’anzi proclamato. Per gli interlocutori di Gesù, si trattava di un problema di interpretazione della legge mosaica, la quale consentiva il ripudio, provocando dibattiti sulle ragioni che potevano legittimarlo. Gesù supera totalmente questa visione legalista, andando al cuore del disegno di Dio. Nella norma mosaica egli vede una concessione alla “sclerocardia”, alla “durezza del cuore”. Ma proprio a questa durezza Gesù non si rassegna. E come potrebbe, Lui che è venuto appunto per scioglierla ed offrire all’uomo, con la redenzione, la forza di vincere le resistenze dovute al peccato? Egli non teme di riadditare il disegno originario: “All’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina” (Mc 10,6).
4. All’inizio! Solo Lui, Gesù, conosce il Padre “dall’inizio”, e conosce anche l’uomo “dall’inizio”. Egli è insieme il rivelatore del Padre e il rivelatore dell’uomo all’uomo (cfr Gaudium et spes, 22). Per questo, sulle sue orme, la Chiesa ha il compito di testimoniare nella storia questo disegno originario, manifestandone la verità e la praticabilità.
Facendo ciò, la Chiesa non si nasconde le difficoltà e i drammi, che la concreta esperienza storica registra nella vita delle famiglie. Ma essa sa anche che il volere di Dio, accolto e realizzato con tutto il cuore, non è una catena che rende schiavi, ma la condizione di una libertà vera che ha nell’amore la sua pienezza. La Chiesa sa anche – e l’esperienza quotidiana glielo conferma – che quando questo disegno originario si oscura nelle coscienze, la società ne riceve un danno incalcolabile.
Certo, le difficoltà ci sono. Ma Gesù ha provveduto a fornire gli sposi di mezzi di grazia adeguati per superarle. Per sua volontà il matrimonio ha acquistato, nei battezzati, il valore e la forza di un segno sacramentale, che ne consolida i caratteri e le prerogative. Nel matrimonio sacramentale, infatti, i coniugi – come faranno tra poco le giovani coppie di cui benedirò le nozze – si impegnano a esprimersi vicendevolmente e a testimoniare al mondo l’amore forte e indissolubile con cui Cristo ama la Chiesa. E’ il “grande mistero”, come lo chiama l’apostolo Paolo (cfr Ef 5, 32).
5. “Vi benedica Dio, sorgente della vita!”. La benedizione di Dio è all’origine non solo della comunione coniugale, ma anche della responsabile e generosa apertura alla vita. I figli sono davvero la “primavera della famiglia e della società”, come recita il motto del vostro Giubileo. Nei figli il matrimonio trova la sua fioritura: in essi si realizza il coronamento di quella totale condivisione di vita (“totius vitae consortium”: C.I.C., can. 1055 § 1), che fa degli sposi “una sola carne”; e ciò tanto nei figli nati dal naturale rapporto tra i coniugi, quanto in quelli voluti mediante l’adozione. I figli non sono un “accessorio” nel progetto di una vita coniugale. Non sono un “optional”, ma un “dono preziosissimo” (Gaudium et spes, 50), iscritto nella struttura stessa dell’unione coniugale.
La Chiesa, com’è noto, insegna l’etica del rispetto di questa struttura fondamentale nel suo significato insieme unitivo e procreativo. In tutto ciò, essa esprime il doveroso ossequio al disegno di Dio, delineando un quadro di rapporti tra i coniugi improntati all’accettazione reciproca senza riserve. Ciò, oltre tutto, viene incontro al diritto dei figli di nascere e di crescere in un contesto di amore pienamente umano. Conformandosi alla parola di Dio, la famiglia si fa così laboratorio di umanizzazione e di vera solidarietà.
6. A questo compito sono chiamati genitori e figli, ma, come già scrivevo nel 1994, in occasione dell’Anno della Famiglia, “il “noi” dei genitori, del marito e della moglie, si sviluppa, per mezzo della generazione e dell’educazione, nel “noi” della famiglia, che s’innesta sulle generazioni precedenti e si apre ad un graduale allargamento” (Lettera alle famiglie, 16). Quando i ruoli vengono rispettati, in modo che il rapporto tra i coniugi e quello tra genitori e figli si svolga in modo compiuto e sereno, è naturale che per la famiglia acquistino significato ed importanza anche gli altri parenti, quali i nonni, gli zii, i cugini. Spesso, in questi rapporti improntati a sincero affetto e aiuto scambievole, la famiglia svolge un ruolo davvero insostituibile, perché le persone in difficoltà, le persone non sposate, le vedove e i vedovi, gli orfani, possano trovare un luogo di calore e di accoglienza. La famiglia non può chiudersi in se stessa. Il rapporto affettuoso con i parenti è un primo ambito di quella necessaria apertura, che proietta la famiglia verso l’intera società.7. Accogliete, dunque, con fiducia, care famiglie cristiane, la grazia giubilare, che in questa Eucarestia viene abbondantemente effusa. Accoglietela prendendo come modello la famiglia di Nazaret che, pur chiamata a una missione incomparabile, fece il vostro stesso cammino, tra gioie e dolori, tra preghiera e lavoro, tra speranze e prove angustianti, sempre radicata nell’adesione alla volontà di Dio. Siano le vostre famiglie, sempre più, vere “chiese domestiche”, da cui salga ogni giorno la lode a Dio e si irradi sulla società un flusso benefico e rigenerante di amore.
“Ci benedica il Signore, fonte della vita!”. Possa questo Giubileo delle famiglie costituire per tutti voi che lo state vivendo un grande momento di grazia. Sia anche per la società un invito a riflettere sul significato e il valore di questo grande dono che è la famiglia, costruita secondo il cuore di Dio.
Maria, “Regina della famiglia”, vi accompagni sempre con la sua mano materna.

 

Verso le giornate giubilari – Incontro mondiale delle Famiglie

I figli, primavera della famiglia e della società

Card. Alfonso Lopez Trujillo – Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

Il Pontificio Consiglio per la Famiglia sta organizzando il Terzo Incontro Mondiale del Santo Padre con le famiglie, che si terrà a Roma il 14 e 15 ottobre dell’anno 2000, nel contesto del Grande Giubileo. La preparazione si incentra sul motto ispiratore: I figli, primavera della famiglia e della società”. Kiko Arguello, fondatore delle comunità neocatecumenali, ha appositamente dipinto una splendida icona che è stata utilizzata per la grafica del manifesto. L’icona, che riproduciamo in queste pagine, rappresenta la Natività e l’adorazione dei pastori; si coglie a prima vista il sentimento di soave stupore che Maria e Giuseppe avvertono di fronte alla nascita di Gesù, come risposta al dono inestimabile di Dio, ma anche all’omaggio gioioso dei primi visitatori del Bambino Gesù. La dimensione estetica dell’arte riesce a cogliere le verità profonde del Mistero dell’Incarnazione e le traduce in immagini cariche di suggestioni evocative. Il Bambino Gesù è al centro e tutta la scena e i personaggi sono protesi verso di Lui. Così, nella quotidianità della vita familiare, il figlio rappresenta questa attenzione privilegiata, questa primavera di speranza. Ha detto il Santo Padre (Angelus del 27.12.1998) che la realtà della Santa Famiglia “irradia una luce di speranza anche sulla realtà della famiglia di oggi”. Duemila anni fa “è sbocciata la primavera della vita umana del Figlio di Dio, nell’istante in cui Egli è stato concepito ad opera dello Spirito Santo nel grembo verginale di Maria”. Nel mistero del Natale, questo sorriso di Dio al mondo, si manifesta nel Bambino Gesù, nato nella povertà per la salvezza dell’uomo.

Il mistero di Nazaret

Se al centro dell’evento giubilare sta il grande mistero dell’Incarnazione, l’ingresso di Dio nella storia, l’irrompere dell’eternità nel tempo degli uomini, la famiglia nel suo itinerario di preparazione deve ripartire da Nazaret, punto di riferimento essenziale, icona mirabile sulla quale soffermarsi per una riflessione profonda e densa di significati operativi. Nazaret ci dice subito la missione del Figlio di Dio: Dio ha voluto incarnarsi in una famiglia pienamente umana, con tutte le sue gioie ma anche tutte le sue fatiche, le sue contraddizioni: è dunque questo il modello di ogni coppia di sposi di fronte a tanti dubbi, alle paure che possono assalire chiunque. Le parole dell’angelo: “Non temere Dio è con te “- di profondissima risonanza biblica – sono rivolte a tutti gli sposi cristiani. A Nazaret viene indicato il cammino vocazionale di Maria e Giuseppe verso il matrimonio; a Nazaret la nascita del figlio cela una dimensione misteriosa, come nella nascita di ogni nostro bambino; a Nazaret il figlio è minacciato dal pericolo di vita (vedi strage degli innocenti); a Nazaret Maria e Giuseppe educano il loro figlio a scoprire la propria vocazione. La famiglia di Nazaret non è santa perché così la chiamiamo: è santa perché ha risposto con coraggio ad una richiesta di Dio. Come a Nazaret ogni famiglia è chiamata ad una risposta di santità. Già Paolo VI, nel suo discorso tenuto a Nazaret il 5 gennaio 1964, evidenziò in modo mirabile quel modello di famiglia affermando:”La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella…”. E ancora, continuando il suo discorso, Paolo VI mise in luce questa importante realtà con queste significative parole:”Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricorda cos’è la famiglia, cos’è la comunione d’amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile; ci fa vedere come è importante e insostituibile l’educazione in famiglia e la sua funzione naturale inserita nell’ordine sociale”. Il 25 marzo Giovanni Paolo Il, pellegrino in Terra Santa, ha avuto la possibilità di visitare Nazaret e i luoghi dell’infanzia di Cristo. Il viaggio in Terra Santa è stato di grande portata storica, perché interpella l’intera comunità cristiana sul significato del mistero dell’Incarnazione e del suo valore nel disegno salvifico di Dio. Nello stesso tempo, ci ha riproposto l’umile e sublime famiglia di Gesù, come “buona notizia” per tutto il mondo e per ogni famiglia della Terra. Ma questo vale soprattutto per ogni famiglia cristiana che, attraverso il Sacramento del Matrimonio, diventa testimonianza e profezia ed essa stessa “grande mistero”, rappresentando l’unione di Cristo con la Chiesa e il simbolo reale della nuova ed eterna alleanza, sanata nel sangue di Cristo (EV. 5). Questo evento è stato, per il Pontificio Consiglio della Famiglia, di particolare significato perché in quella occasione il Santo Padre ha benedetto la prima pietra del Centro della famiglia (foto a pag. 37). La famiglia è il cuore della nuova evangelizzazione. Questa nuova evangelizzazione, animata e realizzata dalla famiglia, è frutto di una ben intesa spiritualità, che deve avere un luogo adeguato che aiuti non soltanto le Comunità in Terra Santa, ma la Chiesa nell’ampia realtà del pianeta. Il Centro della famiglia non sarà una casa di ritiri propriamente detta: esistono a Nazaret numerose strutture per questo e per l’accoglienza dei pellegrini. Il Centro sarà essenzialmente una struttura comoda e funzionale, per gruppi non molto numerosi, dove organizzare seminari, congressi e anche momenti di spiritualità coniugale e familiare, come risposta alle grandi sfide del momento attuale e con una visione universale, profondamente radicata nel magistero di Giovanni Paolo II. Il Centro di Nazaret avrà a disposizione una banca – dati e informazioni riguardo a studi teologici e pastorali sul matrimonio, la famiglia e la vita, usufruendo delle più moderne tecnologie informatiche e multimediali.

Conversione giubilare

Le famiglie hanno, per il loro cammino giubilare, nel modello di Nazaret un punto di riferimento straordinariamente efficace e semplice. Quello che conta è mettersi in condizioni di una ricerca profonda di conversione giubilare. Le piste da percorrere potrebbero essere essenzialmente tre: la ricerca di senso, l’educazione, la comunicazione. La nostra società ci presenta molti significati in ordine alla vita familiare: la ricerca di senso ci aiuta a recuperare l’essenziale, anche se non è facile uscire da un sistema così diffuso e radicato in senso negativo. La costruzione, infatti, di una mentalità autonoma e libera rispetto alla cultura dominante, non si realizza in poco tempo. Esige un cammino graduale, illuminato dalla Parola di Dio e dall’insegnamento del Magistero, verso uno stile di vita familiare autentico. L’educazione può essere la seconda pista. E’ un tempo questo in cui all’educazione si rinuncia facilmente. Si dice che dobbiamo acquisire abilità, competenze, ma non educarci. Così facilmente si perdono di vista gli elementi essenziali dell’educazione che in famiglia avviene sempre in maniera vicendevole. Padri e figli si misurano in questo vicendevole scambio, in cui devono imparare a rapportarsi fra loro con l’obiettivo di condurre ciascuno alla scoperta della propria umanità. Questa rinnovata scoperta di dignità si addice particolarmente all’anno giubilare: si tratta di restituire l’uomo a se stesso, alla propria unicità, ma anche alla comunanza di storia e ancora di più alla fratellanza universale. Siamo tutti uguali perché figli di un unico Padre. Il tema della comunicazione ci interpella sulla necessità di ricostruire quel tessuto relazionale che è l’elemento unitivo della famiglia e che comincia già nel grembo della madre, in quella simbiosi intensa con il proprio bambino. Certamente la mamma trasmette al figlio tante cose, ma anche il figlio influenza la vita della madre che cambia ogni giorno con il crescere della nuova vita che ha in grembo. Questa è la dimensione vera della vita familiare: uno stupendo relazionarsi e contemporaneamente cambiare, adattarsi, crescere insieme, rendendosi conto che ciascuno, anche non volendo, è partecipe e responsabile di questa appassionante sfida educativa che ha come obiettivo finale il diventare adulti. Alle famiglie cristiane che si preparano a vivere il Giubileo è affidato un compito particolare per i doni che hanno ricevuto e che devono essere messi in circolazione a favore di tutti.

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